L’Art Nouveau di Alfons Mucha

Oggi voglio ricordare un artista che amo particolarmente, uno dei protagonisti della Parigi della Belle Epoque. Sto parlando di Alfons Mucha, nato il 24 luglio 1860 a Ivančice, in Moravia (una regione dell’odierna Repubblica Ceca) e vissuto a Paris tra il 1888 e il 1904.

Avete presente tutte quelle illutrazioni in stile Art Nouveau raffiguranti donne bellissime dai capelli lunghi e boccolosi, vestite di drappi e adornate da elementi floreali?

Contorni marcati, colori tenui, linee sinuose spesso accompagnate da figure geometriche, immagini prevalentemente verticali che sembrano pronte a diventare vetrate: ecco, sono tutte opere di Mucha, con uno stile inconfondibile che, non a caso, ha inventato lui, influenzando l’arte della sua epoca. Come incarnazione tipica delle tendenze artistiche intorno al ‘900, lo “stile Mucha” è infatti servito da modello per tutta una generazione di artisti e disegnatori: figure idealmente stilizzate di donne giovani e belle, accompagnate da un sistema di fiori, ornamenti, simboli. Trattandosi di uno dei motivi pittorici più in voga in quel periodo, lo “stile Mucha” è stato considerato a lungo come sinonimo di Art Nouveau.

Ma come è nato il suo stile così particolare? C’è stata una musa ispiratrice?

Partiamo dalla musa!

È l’inizio del 1895 quando viene diffusa l’affiche realizzata da Mucha per la pubblicità della rappresentazione teatrale Gismonda: protagonista l’attrice Sarah Bernhardt. L’attrice ne rimane profondamente colpita, tanto da stipulare con l’artista un contratto esclusivo di sei anni, motivo per cui ritroviamo il suo ritratto in diverse opere. Ma oltre a Sarah, il manifesto colpisce tutti per il suo formato alto e stretto, con la figura femminile quasi a grandezza naturale, dai colori raffinati e dai tratti stilizzati e al contempo ricchi di particolari: un vestito sontuoso, simile alle vesti sacerdotali; una palma simbolica; sullo sfondo, con una texture ispirata ai mosaici, una figura circolare, come un’aureola che richiama il sacro, il culto dell’attrice, Musa della Belle Epoque.

Sono già presenti qui tutti gli elementi che definiranno poi lo stile di Mucha:

richiami al cristianesimo e all’arte bizantina l’arte orientale giapponese il simbolismo e altre influenze artistiche la centralità della figura femminile.

Ma vediamoli uno per uno.

Richiami al cristianesimo e all’arte bizantina

Nella sua vita Alfons Mucha crebbe in un ambiente cristiano, e l’arte sacra fu per lui un modello. Sin dall’infanzia fu affascinato dalle decorazioni delle chiese cattoliche e da riti e cerimonie religiose, che si ritrovano in una sorta di “atmosfera sacra” spesso presente nelle sue affiches.
Se guardate le figure solitarie, a “piena pagina”, di molte sue opere – ma già basterebbero le prime realizzate per Sarah Bernhardt – in quelle composizioni alte e strette… non ricordano forse le raffigurazioni di santi e profeti in nicchie e pale d’altare? E la figura circolare retrostante che torna in numerose opere evoca un’aureola, così come le texture a mo’ di mosaico si rifanno allo stile bizantino.

Mosaici e pale d’altare delle chiese cristiane (gotico – bizantino)

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L’arte orientale giapponese

Come molti artisti del suo tempo, anche Mucha sente l’influenza dell’Asia orientale che è appena stata riscoperta alla fine del XIX secolo. In particolare, l’arte dell’incisione giapponese, col suo disegno lineare e il largo impiego delle forme naturali, dà una nuova impronta allo stile Art Nouveau che si sta affermando.

La freschezza dei disegni di Mucha, la loro linearità in forme che sembrano quasi bidimensionali, dai tratti ben marcati, sono il risultato di questo tipo di arte.

E se Mucha vivesse oggi, non potremmo assimilare le sue opere a dei pregiati manga?

Disegni del manga Rayheart

 

Alfons Mucha, le arti

Il simbolismo e altre influenze artistiche

A Parigi, Alfons Mucha è in contatto con diversi Simbolisti, e conosce alcune opere chiave della letteratura dell’epoca che hanno marcato profondamente il linguaggio poetico e artistico di fine Ottocento. Le opere di Baudelaire, Flaubert, Maeterlinck lo ispirano sicuramente nel concepire l’arte come forma per esprimere sogni, nostalgie, meditazione, che si ritrovano nelle sue allegorie su poesia, musica, sogno, primavera e molte altre. Molte delle sue opere, utilizzate ad esempio per realizzare paraventi o calendari, si servono di figure femminili allegoriche per “personificare” concetti astratti: spesso affiancate in serie di quattro (che c’entri qualcosa “Les cinq Sens” di Hans Makart?), queste giovani donne invadono la scena, con movimenti sinuosi intrecciati ad elementi floreali e paesaggistici.

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Ma non è solo la letteratura a influenzare lo stile di Mucha: dall’arte dei Preraffaelliti inglesi ha sicuramente ripreso la raffigurazione di donne sensuali ed eleganti, nonché l’intreccio di elementi naturali ad incorniciare le figure femminili; il mito dell’epoca ritraeva la donna passando dalla femme fatale alla principessa persa nei suoi sogni…

Mucha trae da questo dualismo lo stile che avranno le sue donne, che perderanno tuttavia la forza del significato simbolico in favore di ragioni principalmente decorative.

La centralità della figura femminile

Terminato il contratto con Sarah Bernhardt, lo stile di Mucha è ormai ben delineato e la caratteristica figura femminile centrale è un motivo che ritorna anche nelle opere successive, anche quando si è trattato di realizzare manifesti pubblicitari per industrie ed esercizi commerciali: che si tratti di biscotti, liquori o sigarette, le donne di Mucha sono l’elemento centrale e predominante della composizione.

Le donne di Mucha mantengono un’aria pensosa e sognatrice, sempre avvolta da una capigliatura folta e ondulata, elemento che colpisce lo sguardo e lascia al vero e proprio oggetto della pubblicità un ruolo quasi secondario, identificato più dalla scritta che dal disegno.
Della donna, ogni dettaglio è curato nei minimi particolari: i vestiti drappeggiati e finemente decorati, i gioielli che ornano il capo e il corpo… Addirittura, osservando i gioielli dei suoi disegni, il gioielliere parigino Georges Fouquet trovò l’ispirazione per la sua boutique, incaricando Mucha di progettare gioielli per lui, nonché, in seguito, il restyling di tutta la gioielleria Fouquet.

Alfons Mucha, Bijoux Fouquet

Ma cosa ci ha lasciato Mucha, oltre a un elevato numero di opere d’arte?
Nel prossimo articolo vi parlerò di un tema a me molto caro, come dire… quando la pubblicità si fa arte, e viceversa!

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