L’arte nella pubblicità, ovvero la pubblicità nell’arte: l’eredità di Alfons Mucha

Vi ho già ampiamente parlato dello stile di Alfons Mucha, e ora vorrei aggiungere una piccola riflessione su un ulteriore aspetto della sua arte, quello legato a un altro tema che – in generale nella vita – mi incuriosisce molto: la pubblicità! E in particolare, il rapporto tra pubblicità e arte, che in Mucha assume dei connotati davvero interessanti…

A fine Ottocento – inizio Novecento, l’affiche pubblicitaria ha un ruolo sempre più importante nella visione popolare. Artisti quali Toulouse-Lautrec, Eugène Grasset e Jules Chéret vi hanno riposto il loro talento, realizzando manifesti come vere e proprie opere d’arte grafica: in tal modo, quello che era un semplice strumento comunicativo di massa viene accolto ora come “arte per tutti”, in senso quasi democratico. Così, se da un lato gli artisti hanno sempre più interesse a creare manifesti di alto livello estetico per attirare l’attenzione del pubblico, dall’altro lato il pubblico è attratto da quei capolavori non solo per il loro contenuto pubblicitario, e le vie della città, tappezzate da locandine e réclames, si trasformano in gallerie a cielo aperto.

Locandine realizzate da Toulouse-Lautrec, Grasset e Cheret

È in questo contesto che si inserisce il nostro Mucha, che traspone il suo stile – ormai affermato – in affiches pubblicitarie e prodotti di uso quotidiano, con una concezione di pubblicità a dir poco moderna. Se guardate ad esempio il manifesto realizzato per un fabbricante di biciclette, il prodotto è quasi mimetizzato dai tratti e dai colori che caratterizzano la figura principale della donna: le convenzioni dell’epoca avrebbero atteso un ciclista nella natura, piuttosto che una dama appoggiata al mezzo.

Ma Mucha è avanti. Che cosa fa?


◈ Lui attira l’attenzione del pubblico con un’immagine di elevata bellezza;
◈ raffigura una donna ferma, appoggiata su una bici, per cui ci si aspetterebbe una composizione piuttosto statica;
◈ ma la capigliatura esageratamente lunga della dama fluttua al vento, comunicando così, con un mirabile gioco di contrasti, la caratteristica principale del prodotto, ossia la dinamicità;
◈ in tutto ciò, il prodotto è semi nascosto e ben mimetizzato, come se dovesse passare come messaggio subliminale.

Tutto questo non vi ricorda niente? Nelle pubblicità di oggi non si vedono forse belle donne al centro di spot che non hanno magari nulla a che vedere col mondo femminile, dove, anzi, se non si sta attenti neanche si capisce bene qual è il prodotto pubblicizzato?

Forse l’eredità di Mucha va ben oltre gli uomini del suo tempo…

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Non so a voi, ma a me le sue opere piacciono da matti, e se posso vederle in qualche museo, corro senza pensarci due volte. Ho avuto la fortuna di poterle ammirare in una magnifica esposizione a Parigi tenuta al Petit Palais nel 2014 (Paris 1900, in cui si parlava dell’Exposition Universelle del 1900 e dell’arte di quel tempo a 360 gradi), e in una mostra a Roma del 2016 specifica su Mucha. Che spettacolo!

 

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