La piramide del Louvre: una ventata di modernità scandalosa e adorabile

Anche la piramide del Louvre quest’anno festeggia cifra tonda!

Se la Torre Eiffel ha compiuto 130 anni il 31 marzo, proprio due giorni prima la Pyramide du Louvre ha festeggiato 30 anni.

Ebbene sì, è più giovane di me.

Nel mio primo viaggio a Paris – avevo 9 anni – già c’era: ricordo ancora la fila là fuori per entrare al Louvre, e la cosa che più mi è rimasta impressa sono… le scale mobili che portano alla hall d’ingresso al museo.

Ma qualcuno dei miei lettori (mio padre per esempio) forse ricorderà com’era la Cour Napoléon prima del 1985, cioè prima che iniziassero la costruzione della Piramide di vetro.

Cosa c’era prima della Pyramide?

Un grande piazzale come se ne vedono molti, delimitato su tre lati dagli edifici del Louvre, con due grandi aiuole alberate al centro.

Era così sin dall’epoca di Napoleone III, che aveva affidato il disegno della piazza (nonché del progetto di ampliamento degli edifici) agli architetti Ludovico Visconti e Hector Lefuel. 

Vista della Cour Napoléon prima dell’inizio dei lavori per la piramide – [© Claude Boissy / Ed. Sutton]

Dagli Anni ’50 dell’Ottocento quindi, era rimasto più o meno tutto uguale, a parte le automobili che, in un secolo, avevano invaso la scena. Ah, sì, e a parte il palazzo delle Tuileries che è stato incendiato nel 1871.

Vue d’ensemble du Palais des Tuileries – Boumier [Public domain]

Anche il Louvre non è sempre stato così come lo vediamo oggi. 

Delle varie fasi della sua costruzione parlerò un’altra volta, per ora vi basti sapere che fino a 30 anni fa non era “solo” un museo…

Infatti, una parte del Louvre, e precisamente la parte del Pavillon Richelieu (guardando la facciata del Louvre, l’ala a sinistra), ospitava il ministero delle Finanze, già dal 1871, cioè da quando il palazzo delle Tuileries e il vicino hôtel des finances du Mont-Thabor furono distrutti e occorrevano nuovi locali per gli uffici fino ad allora lì insediati.

Del resto, sin dal Medioevo il ruolo del Louvre era sempre stato legato alla custodia dei tesori reali, quindi non poteva esserci luogo più adatto a questo ministero!

Tuttavia, sembrerà strano, ma presto i locali del Louvre riservati al ministero iniziarono a non essere più sufficienti, sia in numero, sia poiché risultavano addirittura troppo angusti, mal illuminati, difficili da riscaldare e soprattutto disposti in modo poco funzionale. 

Ma per quasi un secolo gli uffici rimasero lì, aggiungendone di nuovi in altri palazzi sparsi per la città. Una svolta drastica alla location degli uffici del ministero si ebbe solo nei primi anni ’80, con la salita al potere di François Mitterrand (sì, quello della biblioteca).

François Mitterrand: un Haussmann dei giorni nostri?

Nel 1981 François Mitterrand fu eletto presidente della Repubblica francese, e con lui iniziò una fase di grande rinnovamento architettonico e urbanistico: Mitterrand si fece infatti promotore di un’ambiziosa operazione di valorizzazione artistica, politica ed economica del paese, attraverso la realizzazione di progetti innovativi di restauro, recupero, e soprattutto nuova costruzione disseminati in tutta l’area urbana: Les Grands travaux di François Mitterrand, chiamati anche Grand projets culturels, ufficialmente Grands opérations d’architecture et d’urbanisme.

Tra questi lavori c’era anche il progetto Grand Louvre, che consisteva innanzitutto in una ricollocazione del ministero delle Finanze, poi una riorganizzazione complessiva delle collezioni museali, accompagnata da una trasformazione architettonica degli edifici.

È nell’ambito di queste trasformazioni che si inserisce l’idea della piramide come entrata principale del museo al centro della Cour Napoléon.

Nel pianificare il nuovo assetto del Louvre, Mitterrand aveva due criticità da risolvere: 

  • la riorganizzazione degli accessi e degli spazi museali, dopo lo spostamento degli uffici del ministero delle Finanze e l’ampliamento delle collezioni del museo, per fare del Louvre un “museo di massa”
  • la sistemazione del piazzale antistante la facciata del museo, all’epoca aperto al traffico veicolare e invaso da automobili parcheggiate.

L’architetto Pei: antico versus moderno

La visita alla “neonata” National Gallery of Art di Washington diede a François Mitterrand lo spunto per risolvere il progetto del Louvre. 

La National Gallery of Art, infatti, costruita negli Anni ’30 in stile neoclassico, fu ampliata nel 1978 con un edificio (l’ala Est) decisamente più “moderno”, progettato dall’architetto cino-americano Ieoh Ming Pei: pareti dritte e lisce, geometrie affilate, giochi di spigoli e volumi massicci che proseguono la linearità dell’edificio ovest del museo, traducendola in forme più nuove e attuali.

Vedendo che una convivenza di elementi classici e moderni era possibile, Mitterrand saltò la procedura del concorso di architettura e chiese a Pei di studiare una soluzione per il Grand Louvre.

“L’architetto Ieoh Ming Pei è perfetto per il lavoro, poiché, come Cinese, può comprendere la civiltà antica, e come Americano, ha un gusto per la modernità”

Pei era famoso per la sua capacità di utilizzare tecniche costruttive in acciaio e vetro per realizzare edifici in rottura totale con le tradizioni del passato.

Tuttavia, rottura non significa necessariamente squilibrio, e le opere di Pei sapevano infatti conciliare il nuovo e il vecchio, mantenendo una composizione armonica. Nel designarlo come progettista del Grand Louvre, probabilmente Mitterrand si aspettava proprio una soluzione innovativa, nel rispetto della storia del luogo.

Un Louvre stravolto: follia o genio?

Dopo alcuni sopralluoghi al museo del Louvre, Pei decise per un progetto abbastanza radicale che rivoluzionasse completamente l’accesso del pubblico: se fino ad allora si entrava dalla porta dell’ala Denon (guardando la facciata del Louvre, a destra), il nuovo progetto prevedeva un ingresso centrale al di sotto della Cour Napoléon. In questo modo si sarebbe creata una hall di accoglienza dei visitatori e di smistamento nelle tre aree principali del museo, integrando così anche il pavillon Richelieu, le cui sale, una volta trasferito il ministero delle Finanze, sarebbero state annesse al museo.

A chiudere il tetto della hall, fungendo sia da ingresso sia da lucernaio, ecco spuntare l’idea della piramide di acciaio e vetro, che prese così posto al centro della Cour Napoléon.

Non possiamo non notare delle analogie con la National Gallery of Art di cui sopra, anch’essa provvista di hall centrale, e di lucernari in vetro di forma vagamente piramidale…

Pei trovava che la forma piramidale fosse la più adatta per avere una luce regolare e che fosse anche la più compatibile con l’architettura del Louvre, in particolare con i timpani presenti sui tre lati della facciata. Inoltre, questa forma egiziana rievocava l’altro elemento architettonico situato al centro di Place de la Concorde, l’obelisco di Luxor, in linea con l’asse storico che dalla statua equestre di Luigi XIV conduce fino al grande arco della Défense.

Per volere dell’allora sindaco di Parigi Jacques Chirac, fu inoltre progettato un parcheggio interrato che consentisse di liberare dalle macchine la Cour Napoléon e le strade sul lungo Senna.

In questo modo, Pei rispose alle necessità del nuovo Louvre, risolvendo le suddette criticità riguardanti la nuova riorganizzazione interna delle sale museali e i nuovi accessi al museo, nonché il problema del traffico e dei parcheggi.

Perplessità e critiche

Come si suol dire, la storia si ripete… 

Esattamente 100 anni dopo la costruzione della Tour Eiffel, che ricevette, come abbiamo visto in questo articolo, numerose e pesanti critiche, anche con il progetto del “nuovo Louvre” i sapientoni esperti in architettura, arte, storia, ingegneria etc. non mancarono!

A cominciare dal direttore del museo che talmente giudicava il progetto di Pei irrealizzabile e strutturalmente pericoloso, che diede le dimissioni.

Se François Mitterrand ed Émile Biasini (supervisore del progetto del Grand Louvre) erano piuttosto soddisfatti della proposta di Pei, i membri della Commission nationale des monuments historiques, a cui era stata presentata l’idea, rimasero piuttosto perplessi, tanto che il progetto fu poi divulgato dalla stampa con l’articolo “Il nuovo Louvre fa già scandalo”.

In particolare, la massa si accanì soprattutto sulla piramide che, con la sua forma e i suoi materiali, contrastava visibilmente con il complesso architettonico circostante. 

“Un gigantesco e rovinoso gadget”
“Una casa dei morti”

L’accusa maggiore era di nascondere parte della facciata del museo – sebbene le alberature presenti all’epoca al centro delle aiuole fossero molto meno trasparenti – e ovviamente di essere fuori dal contesto “classico” del Louvre, tanto che ai promotori del progetto fu rimproverato di non avere nessun gusto per l’architettura.

Qualcuno, con non poca polemica, si disse “sorpreso di come si possa andare alla ricerca di un architetto cinese in America per trattare il cuore storico della capitale francese”.

Ma l’appellativo secondo me più divertente fu dato allo stesso Mitterrand, il quale, visto come simpatizzante per una forma tanto faraonica, fu ribattezzato “Mitterramsès”!

Lieto fine

Per fortuna, qualcuno con spirito più aperto e lungimirante seppe apprezzare il progetto della piramide, trovandola di uno stile internazionale e non disdegnando la contrapposizione degli stili architettonici, con la fusione tra classico e contemporaneo.

Sotto consiglio di Jacques Chirac, l’architetto Pei realizzò una simulazione della futura piramide, servendosi di cavi disposti a riprodurre la sagoma in scala 1:1, proprio al centro della Cour Napoléon

Dopo essersi resi conto delle effettive, discrete, dimensioni che avrebbe dovuto assumere la piramide, oltre alla trasparenza data dal materiale in vetro, pian piano anche i più grandi critici si convinsero della bontà del progetto.

Quando il nuovo ingresso al Louvre dalla piramide fu inaugurato, il 29 marzo 1989, l’opinione pubblica era già più favorevole. Emblematico il commento di un giornalista del “Quotidien de Paris”: 

La piramide tanto temuta è divenuta adorabile

La piramide del Louvre fu il progetto più celebre, ma allo stesso tempo più sudato, dell’architetto Pei, che dopo quella esperienza si convinse che nessun’altra opera sarebbe stata per lui tanto difficile!

PYRAMIDE IN CIFRE

  • 3 piramidi più piccole disposte accanto alla grande piramide centrale
  • 1 piramide rovesciata disposta sotto al Carrousel du Louvre
  • Struttura in acciaio di 95 tonnellate 
  • Telaio in alluminio di 105 tonnellate
  • Maglia di 2100 nodi
  • 6000 barre
  • 603 losanghe*
  • 70 triangoli di vetro
  • Vetro di 21 mm di spessore
  • L’area di base è di 1254 m2
  • Quadrato di base di 35,42 m di lato
  • 21,64 m di altezza la grande piramide
  • 5 m di altezza le 3 piramidi laterali
  • 7 m di altezza la piramide rovesciata
* In realtà la maggior parte dei pezzi sono dei parallelogrammi che, visti in prospettiva, sembrano delle losanghe.

Pyramide inversée

Oltre alla grande piramide del Louvre e alle 3 gemelle in formato ridotto distribuite sul piazzale, è presente anche una “pyramide inversée”, ossia una piramide rovesciata, con la punta in giù, nascosta sotto terra…

La sua base parte dalla rotonda che si trova nella piazza del Carrousel, tra la piramide e l’arco di Trionfo del Carrousel. Dal piazzale non si vede, poiché riparata dalla fitta siepe che delimita la rotonda. Tuttavia, è possibile vederne l’apice scendendo nel centro commerciale sotterraneo, il Carrousel du Louvre appunto.

La piramide rovesciata è un po’ più piccola della piramide centrale.

INFO UTILE: è vero che accedere al Louvre dalla grande piramide di vetro, e arrivare alla hall centrale scendendo le scale mobili ha un certo fascino e si deve provare almeno una volta nella vita; ma se invece voleste evitare la lunga fila in genere presente sulla Cour Napoléon, magari sotto il sole o la pioggia, permettetemi di consigliarvi un altro accesso al museo: proprio accanto all’apice della piramide rovesciata, infatti, è presente un ingresso meno noto, e quindi meno affollato, che vi condurrà direttamente alla biglietteria nella hall centrale.

E poi bon, la Pyramide è bella anche da sotto!

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