Lo “square” parisien

Gli square sono un’invenzione tutta parigina dell’epoca del Second Empire, quando cioè, nella seconda metà dell’800, Haussmann stravolse l’urbanistica di Parigi, creando i grandi boulevard e la città che oggi conosciamo.

Riprendono il termine inglese “square”, cioè piazza, ma indicano uno spazio a metà strada tra una “piazza” e un “giardino”. Di fatti, se osserviamo gli square di quartiere possiamo vedere che si tratta spesso di “piazzette” dal perimetro più o meno geometrico, alberate, attrezzate per la sosta, il gioco dei bambini o altre attività, e localizzate qua e là in tutta la città, come i punti di una costellazione.

Passeggiando per le strade parigine è facile notarne più di uno: posti al lato di un lungo marciapiede, a un incrocio tra due o più vie, addossati a un edificio o delimitati da strade, estesi poche decine di metri quadri o abbastanza ampi da farci entrare un Marché de Noël… Insomma, di tutte le tipologie, forme e dimensioni, come ti muovi un attimo stai pur certo che trovi uno square! Eh sì perché i Francesi gli square li mettono un po’ alla ‘ndo cojo cojo (come si dice a Roma): cioè dove c’è posto, dove non sanno come sistemare quel pezzetto di terreno interstiziale tra un edificio e l’altro, quando c’è troppo poco spazio per costruire, ma troppo – secondo loro – per lasciare un semplice marciapiede pavimentato.

Ebbene, queste “piazzette alberate” integrano oggi quelli che a Paris chiamano “jardins de proximité”, ossia giardinetti di grandezza medio-piccola in cui il cittadino abituale può accedere facilmente e trascorrere del tempo all’aria aperta senza dover necessariamente raggiungere il mega parco che magari è molto più distante. Ecco diciamo che se a Roma come ti giri c’è una pizzeria, a Paris c’è sempre uno square a portata “di casa”!

Silvia Tarantino
Silvia Tarantino

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