Parigi, da cloaca a città verde: bienvenue Haussmann

Durante il Secondo Impero, quello in cui Napoleone III governò come “Imperatore dei Francesi”, Parigi fu letteralmente cancellata e ridisegnata a tavolino.
L’impianto urbanistico della città fu rivisto e riadattato alle esigenze dell’epoca tramite interventi di demolizione e ricostruzione che hanno del tutto trasformato il paesaggio urbano.

Quando studiavo architettura del paesaggio, capitava spesso da parte di noi studentelli novizi, presi da delirio creativo, di riprogettare pezzi di città tenendo conto poco o nulla di quanto esisteva, radendo al suolo alberi e manufatti, spostando o tagliando edifici (solo di 2 mm in planimetria, che vuoi che sia!) e giocando coi dislivelli come se non ci fosse un domani. Ovviamente questi progettini fantasiosi rimanevano sulla carta e sì e no arrivavano all’esame. Ma c’è qualcuno che una cosa del genere l’ha fatta davvero.

Si tratta del barone Georges-Eugène Haussmann, a cui Napoleone III aveva dato carta bianca, nel vero senso della parola, per ridisegnare la struttura urbanistica di Parigi.

Mi immagino un Napoleone che un bel giorno si affaccia alla finestra e, stanco del solito panorama, esclama: “basta, cambiamo città”, intendendo magari un semplice trasloco, e qualcuno fraintende un “modifichiamo la città”.

E poi un Haussmann che guarda la mappa della città, con le sue stradine ancora medioevali, i suoi vicoli stretti e malsani, e pensa “Mmmm no, quest’isolato no. Via! Questa parte qui? No qui ci abita quel tizio odioso… Togliamola. Queste case qua… eh mi sbilanciano la composizione, mettiamoci un bel viale. Sì. Ora è meglio.”

E così via.
Beh, forse non è andata proprio così, e comunque Haussmann non era uno studente di architettura.

Ma da dove è venuta questa necessità di cambiare i connotati parigini?

Per capire l’origine di tanti stravolgimenti, bisogna fare un salto nella Parigi di epoca diciamo “pre-haussmaniana”.

Nel 1852 la situazione della capitale francese era divenuta invivibile. Colera ovunque nei quartieri più modesti, mancanza di acqua, di sole, di vegetazione. Strade strette, edifici ravvicinati che lasciavano all’ombra e all’umidità gran parte delle abitazioni; condizioni igieniche spaventose, nei palazzi più alti, il cattivo odore e i flussi degli escrementi si riversavano lungo le scale di tutti i piani, le finestre e i soffitti erano chiusi solo da cartoni unti, nei corridoi spesso si trovavano resti di animali in putrefazione; in molti quartieri le case erano vere e proprie catapecchie, il terreno una poltiglia di fango ed escrementi; la delinquenza agiva indisturbata in queste zone trascurate da qualsiasi controllo della sicurezza, chi non moriva ucciso dall’uomo, moriva per il freddo o le malattie; l’acqua che arrivava alle poche fontanelle precedentemente installate proveniva dalla Senna, che fungeva al contempo da rifornitore di acqua e da scarico dei rifiuti…

Gli unici spazi verdi esistenti erano il giardino del Palais Royal, il Jardin du Luxembourgles Tuileries e il Jardin des Plantes.

Per questo motivo, quando Napoleone nominò Haussmann “prefetto della Senna” nel 1853, una delle priorità fu di trasformare Parigi in una “città verde”. Lui, che in esilio a Londra aveva assaporato l’ariosità e la piacevolezza dei parchi inglesi, aperti a tutti, ricchi e poveri, voleva ora sanare la Parigi in rovina in cui si trovava a regnare.

E Haussmann non poteva realizzare meglio questo desiderio.

Come un direttore d’orchestra, come un regista che dall’alto vede, verifica, aggiusta e crea, reinventò Parigi con un progetto unitario, fatto di strade, stazioni, architetture, vie d’acqua, condizioni igieniche più salutari e, naturalmente, spazi verdi.

Gli ampi e ariosi boulevard che conosciamo oggi, e che sono un tratto distintivo del tessuto stradale parigino, prima di allora non c’erano. Di quegli anni sono numerosi parchi urbani, lunghe passeggiate alberate, boschi estesi e piccoli square che punteggiano la città: più di 600 mila alberi piantati, più di 1.800 ettari di parchi e giardini, con tanto di laghi, canali, grotte e cascate, rifornite da pozzi artesiani costruiti ad hoc per non lasciare mai la vegetazione all’asciutto.

Ricreare la natura in città, ripulire l’aria e creare condizioni di vita, dentro e fuori casa, più salubri: un vero e proprio progetto ecologico che modellò quella che oggi chiamiamo la Parigi d’Haussmann.

Silvia Tarantino
Silvia Tarantino

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Ce n’est plus qu’une vaste ruine tout au plus bonne à loger les rats de l’ancienne Lutèce

Non è più che una vasta rovina buona solo a ospitare i ratti dell'antica Lutezia

Napoleone

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