Saint Germain des Prés: l’inizio di tante emozioni…

Molti posti a Parigi evocano in me ricordi di momenti felici, atmosfere da sogno ed esperienze uniche, ma Saint Germain des Prés è più di altri un luogo speciale che ha segnato in maniera indelebile tutta la mia vita parigina.

Spero che in questo e altri articoli che scriverò in merito riuscirò a esprimere le tante emozioni vissute a – e grazie a – Saint Germain des Prés. 

Tanto per iniziare, vi racconterò che cos’è e come è finita sul mio chemin parisien.

Per chi non lo sapesse, Saint Germain des Prés è la chiesa più antica di Parigi, insomma mica robetta! Si trova nel VI arrondissement, precisamente all’incrocio tra il Boulevard Saint Germain et Place Saint Germain. Della sua storia attraverso i secoli ci ha dato una panoramica il mio amico e storico Bernard, parlandoci delle origini dell’abbazia, delle vicissitudini tra Medioevo e Rinascimento, e della movimentata vita intellettuale tra Sei e Settecento

Dal mio arrivo a Parigi nel giugno 2013 sarò passata davanti Saint Germain des Prés solo qualche volta nei primi mesi, e non vi ho mai prestato molta attenzione. All’epoca infatti preferivo passeggiare nei pressi di Notre-Dame, mettermi a leggere o ascoltare musica nel giardino retrostante sull’Ile de la Cité, osservare la facciata dalla gradonata temporanea installata sul parvis in occasione dei suoi 800 anni, affacciarmi a guardare la Senna e i Bateaux Mouches che la attraversavano, guardare con curiosità artisti di strada che si esibivano lì intorno.

Dopo aver passato i primi 3 mesi ignorando il magico mondo di Saint Germain des Prés, qualcuno da Roma mi consigliò di farci un salto, perché vi avrei trovato un gruppo e delle attività che avrebbero potuto interessarmi… A dire il vero, neanche gli amici che mi diedero questa dritta potevano immaginare quanto questa realtà avrebbe di gran lunga superato le mie aspettative!

Metro linea 4, la fermata – omonima – più vicina, ma poco distante c’era anche “Mabillon” sulla 10, che era proprio la “mia” linea. Solo otto fermate da casa mia, perfetto!!

È così che ho iniziato a frequentare la paroisse de Saint Germain des Prés, il gruppo EVEN che partiva proprio in quel periodo, e le numerose iniziative che lì erano proposte e organizzate.

Ho incontrato tantissimi giovani francesi di età compresa tra i 18 e i 30 anni e ho iniziato (finalmente!) una full immersion che mi ha allenato a capire non solo il VERO francese parlato dalle persone, ma addirittura il francese parlato alla velocità della luce! Alcuni ragazzi, infatti, sopravvalutando le mie conoscenze linguistiche, parlavano davvero rapidamente, e questa cosa mi ha permesso di scoprire che nella comprensione orale la velocità con cui si parla conta fino a un certo punto, ma di questo parlerò in un altro momento.

Ma torniamo a Saint Germain des Prés.

Giovani. Tanti giovani. Centinaia di giovani. Eravamo tutti lì per seguire un percorso di formazione (se così si può chiamare) e crescita spirituale, totalmente sedotti dalla bellezza che ci circondava: e non parlo solo dell’architettura abbaziale (che già da sola sarebbe bastata), ma delle parole che ascoltavamo, dal confronto che avevamo gli uni con gli altri – lì per terra seduti in gruppetti – dalla pace mista a gioia che ricevevamo alla fine di ogni serata. Eh sì, pace, e qualche interrogativo e spunto per ulteriori riflessioni; ma aggiungerei anche tanta carica! Non so quante volte uscita di lì mi sono sentita piena di entusiasmo e motivazione, quante volte ho deciso di NON prendere la metro e di tornare a casa a piedi per “scaricare” un po’ di energie; quante volte ho attraversato i vari arrondissement che mi separavano da chez moi, percorrendo tutto il lungo Senna, o anche passando dalle vie interne. Quante storie ho visto e quante proiettato passo dopo passo, nel buio di una Parigi addormentata.

Molto spesso, uscita dagli incontri del lunedì sera, prima di correre a casa o partire per le mie lunghe camminate, ero solita soffermarmi a guardare tutti i ragazzi che si attardavano sul piazzaletto là davanti per scambiare le ultime chiacchiere. Molti di loro direi si conoscevano da tempo, o comunque non facevano fatica a socializzare, mentre io a stento salutavo qualcuno: la scarsa padronanza linguistica di allora era un freno non da poco. Così, spesso, invece di parlare mi limitavo ad osservare. 

In generale sono sempre stata un po’ sulle mie in effetti, anche quando andavo a scuola, chissà in quanti avranno pensato che fossi asociale (ma se chiedeste ai miei – veri – amici di oggi e di sempre si farebbero una grassa risata!). La realtà è che se da un lato amo il caos, la folla stile Ikea di sabato pomeriggio, e fare il giullare della situazione, da un altro lato mi piace anche prendermi i miei momenti di silenzio, riflettere su quello che osservo, o che sembra stia osservando. E non devo per forza agire o interagire con qualcuno. Così mi faccio i miei voli pindarici immaginando come dovrebbe essere il mio mondo, per poi tornare nella realtà, con gli occhi e con la testa, ritrovandomi col sorriso o con una faccia da morto, secondo quanta bellezza o “tristume” ci sia davvero intorno a me. Beh, se quando andavo a scuola mi “risvegliavo” con la faccia da morto o, nel migliore dei casi, con la risolutezza di Belle che canta “la vita mia di certo cambierà…”, ecco quando uscivo da Saint Germain des Prés tornavo “sulla terra” con un sorriso smisurato, tanto mi sentivo fortunata!

Fortunata e piena di gratitudine per l’esperienza che stavo vivendo, la città in cui abitavo e le novità di ogni singolo giorno. 

E dire che ero solo all’inizio!

È stato proprio in una di quelle sere, alla fine di un incontro, che hanno proposto a noi giovani, per chi lo desiderava, di unirci alla chorale. E secondo voi me lo sono fatto ripetere due volte? 

Non avevo neanche idea di cosa fosse, ovviamente, ma come al solito il fascino del nuovo… e poi detto in francese suonava così bene… beh insomma, è iniziata così la mia avventura nel Petit Choeur d’Even.

Saint Germain des Prés mi ha permesso di vivere esperienze davvero uniche, ma non vi voglio anticipare nulla, piano piano ogni tassello del puzzle sarà messo al suo posto, e saprete come sono finita a cantare a Notre Dame, a entrare nel Sacré Coeur alle 2 di notte, a farmi venire una tendinite pedalando per 90 km, e molto altro ancora…

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