5 francesismi culinari con significato diverso dal francese all’italiano

Credete veramente di conoscere il significato di tutte le parole francesi usate e ormai integrate nella lingua italiana?
In italiano abbiamo tantissimi francesismi, pensiamo ad esempio a tapis-roulant, bouquet, pied-à-terre e tanti altri. Ma a volte il significato che queste parole hanno in francese non è lo stesso che attribuiamo noi.

Savoir faire, atelier, boutique, chauffeur …
Ammettiamolo, a noi Italiani piace usare le parole francesi, perché rispetto alle nostre dà un’idea di elegante, raffinato… Col fatto che non ci sono lettere dure come la R, la C, la G, il risultato è una lingua più “musicale”, quindi quando usiamo parole francesi in italiano sembra che parliamo di qualcosa di sublime!

Il problema è che se poi andiamo in Francia e usiamo quelle parole in francese per come siamo abituati, le persone potrebbero non capire bene, oppure, al contrario, i Francesi potrebbero usare alcune parole che noi conosciamo, ma in contesti e significati diversi e questo in alcuni casi potrebbe metterci un po’ in confusione.

Quindi, per parlare francese dobbiamo partire da una specie di “distruzione delle certezze”, dobbiamo capire che le parole francesi che abbiamo assimilato in italiano possono in realtà avere un significato leggermente diverso o comunque, in genere, più ampio.

Oggi vi parlerò di 5 parole francesi legate al mondo culinario e usate spessissimo quando si frequentano ristoranti pizzerie pasticcerie…. che in italiano e in francese hanno significati un po’ diversi.

1. CHEF

Iniziamo con una parola che è tipica nel campo della ristorazione… ma solo in Italia. Sto parlando di Chef. 

Chef è molto comune e ormai integrato nel linguaggio italiano. Ma se noi pensiamo a uno chef ci viene in mente Cannavacciuolo, il programma masterchef, o al limite il topino di Ratatouille…

Ecco in francese chef non vuol dire “cuoco”, ma più genericamente “capo”. Infatti quello che noi abitualmente chiamiamo chef sarebbe più propriamente lo chef de cuisine, cioè il capo cuoco.

Quando ero ancora all’inizio dello studio della lingua francese e ascoltavo la radio francese, sentivo sempre parlare di Chef de l’État (État = Stato). E mi chiedevo come mai parlassero sempre del “mastro cuoco dello stato francese”…

Bene, poi ho capito che chef de l’État non era cuoco dello Stato ma CAPO dello Stato!

Quindi se sentite un Francese parlare del suo chef, probabilmente non starà parlando del suo cuoco personale… ma del suo capo.

Chef non è il solo modo di chiamare il capo: altre parole come patron, boss o leader (come in inglese) hanno sfumature diverse a seconda del ruolo e dell’autorità del capo.

Ad ogni modo, chef deriva proprio dal latino “caput” che significava appunto testa: con l’evoluzione della lingua sì è arrivati a cap in antico francese e pian piano alla parola chef.

2. MENU

Rimanendo al ristorante, la prima cosa che chiediamo quando ci sediamo al tavolo, o che ci porta il cameriere, è il menù.
NOTA DI FONETICA
In francese non si dice mEnu con la E molto evidente, e la U non è la nostra “U” bensì quella “francese” che è una via di mezzo tra una I e una U. Ti invito ad ascoltare il podcast che trovi alla fine dell’articolo per ascoltare bene tutte le pronunce delle parole. Inoltre, non si scrive neanche “menù” con l’accento sulla U dato che tutte le parole in francese hanno già l’accento tonico sull’ultima sillaba.
  • In italiano, il menù è il foglio in cui sono scritti tutti i piatti e le bevande che è possibile ordinare.
  • In francese, invece, quello che noi chiamiamo menù sì chiama carte. Un po’ come in italiano c’è la carta dei vini.

Menu e carte in francese

  • La carte in francese è l’insieme delle pietanze disponibili, ognuna con un suo prezzo: tu scegli quello che vuoi e il prezzo finale sarà dato dalla somma di tutto ciò che hai ordinato.
  • Il menù in francese corrisponde più a quello che noi chiamiamo “menù fisso”. È una combinazione in genere di 2 o 3 pietanze ( antipasto/primo/dolce, oppure secondo/dolce/caffè etc…) decisi dal ristorante o a scelta tra una piccola selezione di alternative decise sempre dal ristorante. Il prezzo è un prezzo fisso.

Tendenzialmente, così come in Italia, questa opzione è più economica (o almeno è quello che ci fanno credere) ma c’è meno scelta. Per questo, se preferiamo un piatto non inserito nel menu (menù fisso) dovremo scegliere à la carte.


Dico che è quello che ci fanno credere perché un periodo ho lavorato in un ristorante a Parigi, e quando un piatto era inserito nel menù fisso la quantità era decisamente inferiore allo stesso piatto ordinato à la carte. Non so se fanno tutti così ma immagino che non ti regali niente nessuno!

Ma proseguiamo con le parole culinarie.

3. MIGNON

Quando entriamo in pasticceria e vogliamo comprare delle pastarelle, ma non quelle grandi… i pasticcini piccolini, chiediamo dei mignon.
In francese, mignon non ha nulla a che vedere con i pasticcini. Significa “carino”, grazioso, amabile se si tratta di una persona, ed è un semplice aggettivo maschile (la versione femminile è mignonne).

NOTA DI FONETICA
Noi italianamente diciamo mignooonnn, con la O aperta e 2000 N. In realtà in francese la parte finale è molto più chiusa. Infatti la O è chiusa e la N si pronuncia appena, con un suono nasale, come se iniziamo a dire “-ONNN” ma non finiamo di pronunciare la N: la lingua non va a toccare il palato come quando facciamo una bella N piena, e quindi rimane un suono “a metà”.
Ti rimando al podcast che trovi alla fine dell’articolo per ascoltare bene tutte le pronunce delle parole.

4. CHAMPIGNON

Sempre per rimanere in tema di parole che terminano in “-ON”, vediamo ora gli champignon.

Champignon,  sono i funghi. Certo, anche in italiano sono i funghi! Ma in italiano sono dei funghi un po’ precisi, cioè appunto i “funghi champignon”. Non so neanche se ci sia un equivalente, però in italiano se parliamo di porcini non li chiamiamo certo champignon!

Invece in francese champignon significa “funghi”, tout court, cioè funghi e basta. La varietà che noi chiamiamo “funghi champignon”, in francese corrisponde agli champignon de Paris, come se noi li chiamassimo “funghi di Parigi”.

NOTA DI FONETICA
Noi barbaramente diciamo “chAmpignoooonnnn”. Ecco, in francese non è così. Oltre alla parte finale in -ON che si pronuncia come per mignon, il suono della A è molto più simile a quello di una O aperta. E questo vale tutte le volte che una A è seguita da M o N, seguite da una consonante diversa da M e N.
Es. La France, les champs de Mars, les champs-Elysées, manger, camembert, champion etc.

5. CRÈME CHANTILLY

E “dulcis in fundo” – in tutti i sensi in questo caso – sapete veramente cos’è la Crema Chantilly?

Quando ho scoperto cosa voleva dire in francese sono rimasta veramente molto delusa…
Anche se in realtà in questo caso non c’è una vera discrepanza tra il significato francese e quello italiano. La discrepanza c’è se si è ignoranti come me e non si conoscono i veri ingredienti della Crema chantilly.

Ma se volete sapere qualcosa in più su alcuni termini della cucina francese, continuate a leggere!

Innanzi tutto c’è da aprire una piccola parentesi, rimanendo in tema di creme e panne. In Francia (o almeno a Parigi) non hanno la nostra panna da cucina. Hanno una cosa di molto simile che però ha un qualcosa di acidulo che io proprio non riesco a mangiare. Quindi, mentre ero a Parigi, niente più tortellini con la panna, pennette panna e salmone &co.

  • La panna da cucina in francese si chiama crème fraiche. 
  • Diversa è la panna per i dolci, cioè la panna montata, che in francese si chiama crème fouettée.

Ora condivido con voi un momento della mia vita di delusione profonda, quando è crollata una delle mie poche certezze culinarie. Premetto che io non sono assolutamente un’esperta di cucina, quindi se c’è qualche pasticcere che mi sta leggendo e dico eresie, abbiate pazienza perché io già è tanto se non avveleno nessuno…
Ma torniamo alla mia delusione.

In Italia, nel linguaggio di noi comuni mortali mangiatori di dolci, molto spesso si considera come Crema Chantilly quel misto di panna montata e crema pasticcera (più qualche altro ingrediente ma ora non importa).
In realtà dipende anche un po’ dai pasticceri: ci sono quelli che se gli chiedi un bignè o una torta con crema Chantilly ti mettono un simil panna, e quelli che invece aggiungono anche un tocco di crema pasticcera che è la morte sua.

Fatto sta che nella mia mente, in anni di frequentazione di pasticcerie, si è radicata la convinzione che nella crema Chantilly originale ci fosse anche un po’ di crema pasticcera.

E quindi cosa è successo

Una volta a Parigi ho conosciuto un ragazzo francese che veniva proprio da Chantilly (ndr: Chantilly è una città che si trova a nord di Parigi, appena fuori dall’Ile de France). Quando mi ha detto che veniva da Chantilly, ho ricollegato subito la città alla crema, potete immaginare il mio entusiasmo. 

Poi però, continuando il discorso, abbiamo capito che di fatto parlavamo di due creme diverse: per lui la crema Chantilly era poco più della semplice panna, mentre per me c’era anche un po’ di crema pasticcera.

Questa cosa mi ha abbastanza scioccato e deluso, ci sono rimasta veramente male nel sapere che la patria della crema Chantilly non la facesse come la conoscevo io.
Ma la vera delusione è stata dopo.

Non contenta di quanto appreso dal ragazzo francese, mi sono rivolta a un mio amico pasticcere (Pastrychem) e gli ho chiesto quale fosse la Verità. Non potete capire che amarezza quando lui mi ha detto “Ah Si’, e c’hanno ragione i Francesi”…

Il dramma

Ebbene sì, la Vera crema Chantilly è il risultato di: panna montata + zucchero a velo + bacca di vaniglia. Quindi di fatto è moooolto pannosa. Quella che erroneamente chiamo (ma non solo io) crema Chantilly, e che aggiunge alla crema Chantilly anche la crema pasticcera, si chiama crema diplomatica, crème diplomate.

Però c’è da dire una cosa: molto spesso i Francesi non differenziano molto la panna montata (crème fouettée) e la Chantilly. Ad esempio, se vai dal gelataio è probabile che ti chiedano se vuoi sul gelato un po’ di Chantilly, ma di fatto, da quanto ho visto, ti danno la semplice panna. 

Confesso di non averla provata in prima persona, dato che a me la panna non piace e quindi non la metto mai sul gelato, ma se qualcuno di voi l’ha assaggiata può lasciare un commento qui sotto!

L’unico aspetto positivo di questa storia è che conoscere la ricetta della crema Chantilly con panna montata e senza crème pâtissière mi ha fatto vincere una laurea a Trivial Pursuit con una domanda su questo argomento (evento, per me, più unico che raro!)

Ecco l’episodio del podcast dove puoi ascoltare la pronuncia di tutte le parole e in particolare tutte le note di fonetica di cui ti ho parlato. Buon ascolto!

Per i più GOURMANDS

Vi invito ad andare a spulciare il profilo instagram e Facebook del mio amico pasticcere Pastrychem che mi ha dato tutte le info sulle varie creme… c’è da rifarsi gli occhi (e anche il palato se potete!) 

Lo trovate appunto col nome di PASTRYCHEM su Istagram e Facebook.

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