Errori culinari e falsi amici

Approfitto oggi di un errore commesso in un altro articolo per parlare di un po’ di errori “culinari”, cioè di parole che possono creare un po’ di confusione. 
Tornando un attimo al mio “orrore”, ho scioccamente confuso carciofi e fagioli (artichauts e haricot); come direbbero Lillo e Greg, “fa rima e c’è”.
 
No dai non è vero, non mi sono sbagliata, volevo vedere se eravate attenti! E bravi, siete stati attenti e questo mi fa molto piacere! E anzi, ne approfitto per lanciare un appello. Esattamente come nell’articolo incriminato, io mi lamento sempre che i Francesi non correggono mai quando uno sbaglia, quindi vi chiedo ufficialmente, qualora per assurdo casualmente commettessi altri errori (fatti sempre per vedere se siete attenti ovviamente…), che siano errori di battitura, errori di distrazione, errori di stanchezza da scrittura alle tre di notte… fatemelo sapere e sarò ben felice di correggere!
 
Bon, ho pensato di dedicare questo articolo a una serie di errori, sviste o possibili confusioni culinarie che possono tenderci un qualche tranello.

Errori in cucina

Innanzitutto, già solo parlando di “cucina” dobbiamo fare attenzione alla pronuncia.
Cucina si dice “cuisine”, ma dobbiamo davvero pronunciare bene la tipica U francese, che è una via di mezzo tra una i e una u, perché se diciamo “cousine” non stiamo più parlando di cucine, ma di cugine.
Del resto anche in italiano tra cucina e cugina cambia solo una lettera… Ecco, in francese la difficoltà è che la vocale che fa la differenza ha un suono che noi in italiano non abbiamo.
 
Ma andiamo avanti.
Vediamo alcuni cibi diversi che hanno un nome abbastanza simile:
 
poire, la pera. Diversa da poireau, il porro, da non confondere con Poirot, scritto in modo diverso, ma che si pronuncia allo stesso modo, e che è il famoso detective. E diverso pure è il poirier, ossia il pero, l’albero.
Rimanendo in campo ortofrutticolo, bisogna fare attenzione a non confondere la pomme (la mela) dalla pomme de terre ossia la patata. Esiste anche la “patate“, che in francese familier si usa per chiamare la “pomme de terre”, ma si usa anche per parlare della patata dolce; il problema è che “patate” ha molti altri significati, ad esempio è usato per indicare una persona stupida. Parlerò in seguito di altri usi della parola patate, dato che viene impiegata in molti modi di dire dai significati più disparati!
 
Le prossime parole sono abbastanza intuitive, perché in italiano la situazione è simile. Fate attenzione però a non confonderle, perché comunque, soprattutto all’inizio, è più difficile notare la differenza tra i nomi.
Courge è la zucca e courgette è la zucchina, mentre poivre è pepe e poivron è peperone. 
Visto? Proprio come in italiano!

Faux amis - falsi amici

In francese ci sono alcuni faux amis (falsi amici), come per esempio les biscottes, che non sono i biscotti, ma le fette biscottate. Biscotti invece si dice “biscuits“, come in inglese, anche se con una pronuncia leggermente diversa.
Se pensate che il concombre sia il cocomero, vi sbagliate. Si tratta invece del cetriolo! Cocomero si dice “pastèque“, che non ha nulla a che vedere con le pasticche.
Attenzione anche a non confondere il latte col letto. Caspita, qui c’è una scarsa differenza anche in italiano quindi non ci possiamo lamentare. Ma appunto, se volete del latte dovrete chiedere du lait, da non confondere con lit, che appunto è “letto”.
 
E adesso probabilmente vi farò girare la testa…
Un nome che può creare non poca confusione è il sale. Sale si dice SEL, con la E di Empoli.
Mi raccomando non dite SALE che, malgrado le apparenze, significa SPORCO.
Ora penserete che il verbo all’infinito saler significhi sporcare, dato che sale è sporco…
E invece no! Saler significa salare, quindi un cibo salato è salé. Invece, sporcare si dice salir. Che quindi non significa salire… Infatti, salire si dice monter, esattamente come montare. Ma attenzione! Se volete parlare di panna montata dovrete dire crème fouettée (letteralmente “frustata”).
Tornando un attimo all’ambito agricolo, come esistono i campi coltivati, les champs cultivés, dovete sapere che cultivé non vuol dire solo “coltivato”. A me è capitato proprio a Parigi un episodio in cui mi sono sentita molto ortaggio… ebbene, un mio amico stava parlando di me a un suo collega, e a un certo punto ho sentito che diceva “elle est très cultivée”. Che sono io??? Coltivata??? Ero a Parigi da pochissimi mesi e quell’espressione mi mancava. Dovete sapere che cultivé indica anche una persona acculturata, che ha studiato, istruita. Che poi è così anche in italiano in realtà, una persona “coltivata” in senso figurato è colta, istruita, ma personalmente non l’ho mai sentito dire granché. 

Il vin brulé

Bon, dulcis in fundo, visto che siamo quasi a Natale e fa freddo, vogliamo parlare del vin brulé??
Innanzitutto vorrei fare una piccola precisazione riguardo la pronuncia, che sentirete meglio ascoltando l’episodio del podcast che trovate a fine articolo. La pronuncia di “vin”, dove la “i” non si pronuncia affatto “i”, vale ogni volta che incontriamo “vin” in una parola, seguita da una consonante che non sia N o M: ad esempio “Vincent” (nome proprio di persona), “provinces” le province, da non confondersi con Provence, la Provenza, “Léonard de Vinci”. Altre note fonetiche le potrete sentire nel podcast. 
 
Ma il punto non è questo. Il vin brulé, in realtà, è un modo tutto italiano di chiamare quello che in francese si chiama “vin chaud”, ossia “vino caldo”.
Nei mercatini di Natale parigini, e non solo, è proprio tipico servire questo vino caldo, vin chaud. 
Ora, immaginate l’odore di questo vino che si diffonde nell’aria fredda, mentre passeggiate tra le bancarelle in cerca di qualche regalo, souvenir o dolciume… con la musichetta natalizia di sottofondo che molto spesso mettono nei mercatini di Natale… È un’atmosfera davvero unica!
 
Certo, le cose cambiano se ti capita di lavorare ACCANTO a una bancarella che vende vin chaud, che è quello che è successo a me. Per un periodo infatti ho lavorato in uno stand al mercatino di Natale sugli Champs Elysées, e a due metri da me vendevano vin chaud, e mi arrivava constantemente la ventata di vino caldo… Inutile dirvi che a fine giornata ero talmente rintronata e stomacata che non vedevo l’ora di scappare in metro. 
 
Ma non voglio certo distruggere la magica atmosfera natalizia… quindi, buon vin chaud et bon appétit !

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