Errori tipici di un Italiano che parla francese #1

Una delle cose da NON fare per parlare bene francese, come scritto al punto 5 di questo articolo, è di tradurre parola per parola dall’italiano. Certo, inizialmente può aiutare a esprimersi, ma non bisogna dare per scontato che ciò sia sempre possibile. Infatti, può capitare che il significato della frase che otteniamo in francese sia diverso rispetto a quanto volevamo dire, oppure che la frase in francese non abbia addirittura nessun senso.

Come detto anche nell’episodio del podcast relativo a quell’articolo, per evitare certi errori bisogna conoscere bene la grammatica e il vocabolario, due perni della lingua, e chiederci sempre come sono impiegate veramente le parole in francese in un determinato contesto. Porci delle domande e non dare sempre per scontato che il francese è uguale all’italiano (è molto simile! Ma con delle differenze), ci aiuterà pian piano a trovare i modi di dire giusti in ogni occasione.

Ecco alcuni esempi di errori tipici di un Italiano che parla francese, dovuti proprio alla traduzione letterale dall’italiano e alla poca conoscenza di alcune semplici regole di grammatica, nonché al significato di alcune parole.

1. Je suis été

Molto spesso mi capita di sentire (e mi veniva spontaneo dirlo anch’io all’inizio) je suis été, che letteralmente vuol dire “io sono stato”, ma che in francese non esiste.

Una delle principali differenze dell’ABC francese rispetto all’italiano è l’uso dell’ausiliare AVERE quando si formano i tempi composti del verbo ESSERE: passato prossimo, trapassato prossimo, futuro anteriore, etc.

In pratica i Francesi dicono “io HO stato”, “io AVEVO stato”, “io AVRÒ stato” e così via. Questo è anche il motivo per cui, molto spesso, un Francese che parla italiano e che non ha ancora assimilato questa regola al contrario, tende a dire “io ho stato…”.

Noi dobbiamo quindi dire: j’ai été, j’avais été, j’aurai été etc. 

Un aspetto positivo: impiegando il verbo avere invece di essere, non dovremo accordare il participio passato al genere e numero della persona. In altre parole, se in italiano diciamo ad esempio “io sono stata, noi siamo state, voi siete stati” etc (a seconda che si ci si riferisca a una femmina, a un maschio, a una o più persone), in francese diremo e scriveremo sempre été (= stato). 

È esattamente quello che facciamo anche noi con altri verbi che chiedono l’ausiliare “avere”. Noi non diciamo infatti “ho parlata, ho parlati” se parlo al femminile o al plurale, no? Dicamo sempre “parlato”. Ecco, la stessa cosa accade in francese con il verbo essere.

2. J'espère de... faire quelque chose

Spero di vivere fino a 100 anni in buona salute… Spero di vincere una vacanza alle Maldive… Spero di… fare qualcosa. Ecco, in italiano diciamo “spero DI…” e quando parliamo francese tendiamo a tradurre ogni singola parola, il che ci fa dire spesso e volentieri j’espère DE ……. Ma in francese il verbo espérer (sperare) NON vuole nessuna preposizione, quindi in pratica se volessi tradurre la mia prima frase dovrei dire: j’espère vivre jusqu’à 100 ans en bonne santé. Quindi: j’espère vivre e non j’espère de vivre.

3. Je dois tourner en Italie

È il momento di un piccolo aneddoto. Ti ho già raccontato di come i Francesi, anzi, i francofoni, siano dei provola di prima categoriaEcco diciamo che per scrollarmeli di dosso delle volte arrivavo a inventare le peggio scuse, palesemente false. Tipo: 

  • “non ti do il numero perché non possiedo un cellulare” pregando che in quel momento non mi squillasse nella tasca;
  • “sono fidanzata mi sposo tra un mese” che tutto sommato poteva anche essere vero se non fosse che il mio fidanzato immaginario non ne sapeva nulla…
  • o anche “domani devo tornare in Italia”, detto stile “domani riparto per il fronte, mi spiace non potremo più vederci, dimenticami”. Ah e ovviamente abitavo a Parigi.

Ecco, è proprio la prima volta che usai questa scusa che il mio spasimante passò dalla modalità “luce dei miei occhi potremo mai rivederci” al più canzonatorio “puahahahahah … TOURNER ???????” Vederlo sghignazzare per il mio scarso francese dell’epoca invece di disperarsi per il mio abbandono mi diede alquanto fastidio, soprattutto perché non ne capivo il motivo. Che avevo detto di sbagliato?

Ebbene, la dura verità è che tourner in francese non significa “tornare”, ma “girare”.

Hai presente il Tour de France ? Hai mai fatto un tour per la città ? Ti dice niente la tournée dei cantanti….? Hai presente la Tour Eiffel…. ehmmmm no quella non c’entra niente con questo discorso.

Quindi in pratica io avevo detto qualcosa come “devo girare in Italia”. È chiaro che stonava. Ma questo modo di dire l’ho sentito molte volte tra gli Italiani che iniziano ad avvicinarsi al francese (meno male, non sono l’unica!). 

Una piccola aggiunta: se vuoi dire che vuoi tornare a casa, tornare nella tua città, tornare nel tuo paese, insomma tornare in un posto dove abiti usualmente, in francese si usa il verbo “rientrare”, ossia rentrerInvece, se vuoi tornare in un posto in cui sei già stato ma dove normalmente non vivi, devi usare il verbo retourner. Perché se tourner vuol dire “girare”, retourner vuol dire “tornare”! 

Bene, e se volessi dire “ritornare” o “rigirare”? Eh eh… per questa domanda e per un uso più ampio dei verbi rentrer / retourner / revenir ti rimando a un prossimo articolo.

4. Merci pour m'aider

Grazie di aiutarmi, grazie per essere sempre presente, grazie di esistere!

In italiano sono corrette e a volte usabili indifferentemente le forme “grazie di” e “grazie per… fare qualcosa”.

È per questo che spesso, parlando in francese e traducendo alla lettera dall’italiano, viene facile dire merci pour … m’aider, être avec moi, m’accompagner à la gare, etc.

In realtà, anche in francese è possibile usare merci pour o merci de a seconda delle situazioni, ma la regola è in parte un po’ più rigida rispetto a noi. E meno male! Una volta imparata, non correremo il rischio di sbagliarci seguendo solo il nostro istinto senza criterio.

Ecco quindi una volta per tutte cosa dire dopo merci.

  1. Se c’è un verbo all’infinito, bisogna usare sempre la preposizione DE. Quindi, se in italiano possiamo, a volte, scegliere (es. grazie per essere venuto/grazie di essere venuto), in francese sarà sempre merci d’être venu, merci de m’aider, merci d’être avec moi, merci de m’accompagner, etc.
  2. Se il “grazie” è seguito da un sostantivo, si può scegliere tra POUR e DE. Merci de ton aide, merci pour votre attention, etc. A discrezione, anche se il de è preferibile in un linguaggio un po’ più soutenu.

A questo punto c’è da fare solo un distinguo. C’è chi sostiene o che ha semplicemente l’abitudine di usare merci de + sostantivo quando si tratta di qualcosa che deve ancora avvenire, e merci pour + sostantivo per qualcosa che è già avvenuta.

Esempio, un oratore durante una conferenza potrebbe dire:

  • merci de votre attention (se il discorso deve ancora iniziare, quindi ringraziando in anticipo per l’attenzione che sarà accordata);
  • merci pour votre attention (alla fine del discorso, quindi ringraziando per l’attenzione che è già stata accordata).

Non si tratta di una “regola sacra” stabilita dall’Académie française, ma di un uso abituale non per forza universale o obbligatorio. Potrete quindi trovare chi usa queste due espressioni esattamente al contrario, o comunque in modo indifferente.

Quello che invece troverai negli edifici storici, nei musei, in certi negozi o luoghi pubblici, o anche nei siti di ricerca di lavoro, sono alcune espressioni in cui merci ha un significato leggermente diverso. 

Ti sarà capitato o ti capiterà certamente di leggere un cartello con su scritto merci de ne pas toucher, merci de ne pas entrer, merci d’envoyer votre CV à l’adresse suivante etc. In questi casi, merci è usato con il senso di “si prega di”: si prega di non toccare, di non entrare, di inviare il suo CV all’indirizzo seguente”, e così via.

È proprio per questo che spesso, quando i Francesi traducono questi avvisi in varie lingue, e anche in italiano, trovi un qualche “grazie di non toccare”, “grazie di non entrare”, al posto del nostro “si prega di…”. 

A Parigi mi è capitato un sacco di volte. Che poi, dico io, ma con tutti gli Italiani che ci sono a Parigi, fermarne uno a caso per chiedergli come si scrive correttamente in italiano no eh?

Qui sotto puoi ascoltare l’episodio del podcast relativo a questo articolo. Buon ascolto!

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