Errori tipici di un Italiano che parla francese #3

In questo articolo continuo con la rassegna degli errori tipici di un Italiano che parla francese, perché gli errori frequenti che commettiamo da principianti sono davvero molti, come è normale che sia per tutte le lingue.

Se non hai ancora visto gli altri episodi in cui ti parlo di errori tipici, puoi trovarli qui di seguito:

Se non hai tempo o voglia di leggere, qui sotto puoi ascoltare il podcast relativo a questo articolo.

Ma vediamo ora quali sono gli errori tipici di un Italiano che parla francese di cui ti parlerò oggi. C’est parti !

L'articolo davanti agli aggettivi possessivi

Non so se ci hai mai fatto caso, ma in italiano gli aggettivi possessivi non sono semplicissimi… Non tanto per l’aggettivo in sé, quanto per l’uso degli articoli prima.

In italiano infatti mettiamo sempre l’articolo prima del possessivo, ma in alcuni casi particolari no (con i familiari, ad es. mia madre, mio cugino, mio fratello…) e ci sono anche i casi particolari dei casi particolari (il mio fratello maggiore, i miei cugini di Milano etc.)

Insomma, per uno straniero, capirci qualcosa con gli articoli dei nostri aggettivi possessivi è un’impresa!

Ma perché ti parlo dell’italiano? Beh, perché il nostro errore “tipico” in francese deriva proprio da questa “complessità tutta italiana” che in francese non c’è.

In francese infatti è molto più semplice! Ti ho già parlato di aggettivi e pronomi possessivi, ma – pour résumer – la regola unica, sacra, suprema e addirittura SENZA ECCEZIONI è che in francese davanti agli aggettivi possessivi l’articolo non ci va MAI. Né determinativo, né indeterminativo.

Il problema è che, venendo noi da un groviglio non ben identificato di possessivi più o meno preceduti da articoli, ci capita di frequente di trasferire il nostro italiano nel linguaggio francese, e di uscircene con un “Le mon livre”, “Un mon ami” etc. che farebbe drizzare i capelli anche ai Francesi più tolleranti.

Je suis bien

Un altro errore abbastanza comune, dovuto sempre alla tendenza (del tutto naturale) di tradurre alla lettera dall’italiano al francese lo troviamo quando vogliamo tradurre il nostro “sto bene”.

Ora, in italiano (come credo in spagnolo) non si dice “sono bene” ma “STO bene”, usiamo il verbo “stare” che però in francese non c’è. E la cosa più simile a questo “stare” che viene in mente al povero Italiano principiante è senza dubbio il verbo “essere”. Per cui lo “sto bene” italiano si francesizza spesso in un “je suis bien”, che però non è la stessa cosa.

Tanto per chiarire subito come si dovrebbe dire, il nostro classico “sto bene” in risposta a “come stai?”  in francese è “je VAIS bien”. Usano quindi il verbo andare.

Eh sì. Noi “stiamo bene”: è una situazione in cui ci troviamo e ce la teniamo stretta. Loro ci vanno, della serie “la parte bella è il viaggio”.

Ad ogni modo, non è che je suis bien non significhi nulla, ma è un’espressione che si usa più per dire “mi trovo bene”, ad esempio:

  • je suis bien ici – sto bene qui, mi trovo bene qui…
  • je suis bien avec toi – sto bene con te, mi trovo bene con te… 
  • je suis bien chez moi – sto bene a casa, mi trovo bene a casa mia
Se vogliamo, je suis bien si può sostituire con je me sens bien, anche se, come in italiano, “mi sento bene” ha un senso un po’ più forte: tra “con te mi trovo bene, sto bene (je suis bien avec toi)” e “con te mi sento bene (je me sens bien avec toi)” è leggermente diverso sia in italiano che in francese!

Quelque + nome singolare

Uno degli errori tipici di un Italiano che parla francese e che ritrovo anche al contrario (cioè nei Francesi che parlano italiano) è l’uso di quelque seguito da nomi al singolare. Ad esempio: quelque livre, quelque jour, quelque problème etc.

Dov’è l’errore?

L’errore sta nel fatto che “tendenzialmente” con i nomi quelque è quelques, cioè si usa al plurale, seguito quindi da nomi al plurale. Dovremo quindi dire quelques livres, quelques jours, quelques problèmes etc.

Perché questo errore?

La ragione di questo errore è molto semplice: “quelques” assomiglia al nostro “qualche” che vuole nomi al singolare. Invece dovremmo pensare più a un’altra parola che possiamo usare per tradurlo, e cioè “alcuni”. Di fatto, “qualche libro” o “alcuni libri” è la stessa cosa, ma in italiano usiamo il singolare in un caso e il plurale nell’altro.

Bene, in francese useremo sempre la parola “quelques” al plurale, come se invece di tradurre con “qualche” scegliessimo “alcuni”.

Esistono comunque alcune espressioni invariabili in cui si deve usare il singolare: quelque part, quelque temps, en quelque sorte, quelque chose, quelquefois (una sola parola).

L’uso e i significati di quelque/quelques non sono finiti qui, se ti interessa un approfondimento sul tema scrivimelo nei commenti! 🙂

Pour come durata nel passato

Ti è mai capitato di dire J’ai vécu à Paris pour 5 ans o Je suis parti en vacances pour 2 semaines, per indicare la durata del periodo in cui è avvenuto qualcosa?

Certo a noi viene spontaneo tradurre dal nostro “ho vissuto lì per tot anni, sono stato via per tot settimane” e così via. Ma in francese per indicare la durata nel passato bisogna usare pendant (o durant).

Sarebbe più corretto dire quindi: J’ai vécu à Paris pendant 5 ans o Je suis parti en vacances durant 2 semaines; poi di fatto si può omettere anche questa preposizione e dire più semplicemente: J’ai vécu à Paris 5 ans o Je suis parti en vacances 2 semaines (come in italiano).

 

Questo perché pour si riferisce più alla “finalità” dell’azione, quindi potrai dire ad esempio: je suis parti en vacances pour me reposer…

Se invece parli al futuro, potrai scegliere se usare pendant o pour, o anche nulla. Anche se in questo caso viene forse più naturale evidenziare la previsione con pour.

  1. Je vais en France pour 5 mois – sottolineo il progetto, la previsione nel futuro
  2. Je vais en France pendant 5 mois – sottolineo la durata
  3. Je vais en France 5 mois – ci vado e basta…

C’est moi qui a fait ça

Questo fa parte degli errori tipici di un Italiano che parla francese di livello intermedio.

In questo genere di frasi capita molto spesso di lasciare il verbo avere alla terza persona singolare dopo il qui, anche se il vero soggetto della frase sono io o sei tu.

  1. C’est moi qui a fait ça…
  2. C’est toi qui a dit ça…
  3. C’est moi qui est arrivé…

Cosa bisogna dire invece?

Per sapere la forma corretta bisogna pensare a quello che diremmo in italiano. Vediamo gli esempi precedenti:

  1. Sono io che HO fatto questo
  2. Sei tu che HAI detto questo
  3. Sono io che SONO arrivato…

Il verbo è normalmente coniugato col soggetto, e questo vale anche in francese, quindi:

  1. C’est moi qui ai fait ça
  2. C’est toi qui as dit ça
  3. C’est moi qui suis arrivé…”

Come mai questo errore?

A differenza dell’italiano, dove iniziamo la frase con il verbo già coniugato in base al soggetto (SONO io che, SEI tu che…) e che quindi ci porta più in automatico a continuare su questa linea, in francese questo tipo di frasi si inizia sempre allo stesso modo (C’EST moi qui, C’EST toi qui…) con la forma alla terza persona, che quindi ci porta inconsciamente a usare questa forma nel resto della frase.

Ma non ti preoccupare, in alcuni casi (come alla prima e seconda persona singolare col verbo avere) anche i Francesi fanno spesso questo errore!! L’importante però è saperlo e pensarci un attimo in più, e poi diventerà automatico! 😉

Bene, questa terza breve lista di 5 errori tipici di un Italiano che parla francese si conclude qui. E a te è mai capitato di fare uno di questi errori (o altri)? Fammelo sapere nei commenti!

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