galere e galeotti

Nell’articolo “Esecuzioni a Parigi sotto l’Ancien régime” ho parlato delle varie pene di morte eseguite a Parigi fino al tardo Settecento; ma un’alternativa alla morte, e anche alla prigione, era la “galera”, intesa non come “prigione” ovviamente, ma nel suo significato originario di “galea”, ossia imbarcazione a remi generalmente militare, di forma lunga e stretta, veloce e leggera.

Modellino in legno di Galea con remi – Venezia, Museo Storico Navale

Mosse dalla forza umana, le galere erano indipendenti dal vento, e dunque preziose come navi da guerra. Invece, erano molto vulnerabili alle mareggiate, non sopportavano la più leggera burrasca. Il che le rendeva inutilizzabili fuori dal Mediterraneo, e fuori dal periodo di bel tempo (cioè, da maggio a settembre). Inoltre, la loro stazza ridotta non si addiceva alla navigazione di commercio. 

Al contrario della leggenda, diffusa da innumerevoli film storici (Ben Hur era il più famoso), i rematori delle galere (o galee) erano, fino al ‘500, quasi tutti “buonevoglie”, cioè professionisti imbarcati volontariamente, dietro pagamento. 

L’irruzione dei Turchi nel Mediterraneo, a partire dal tardo Medio Evo, cambiò però le regole del gioco. La minaccia di guerra, e soprattutto di pirateria e di scorrerie, che incomberà quasi permanentemente sul Mediterraneo fino alla fine del ‘700, impose agli stati limitrofi, cioè Spagna, Francia, ma anche tutti gli stati e staterelli italiani, a cominciar dalle talassocrazie Venezia e Genova, Napoli, ma anche la Toscana attraverso Livorno, la Stato Pontificio attraverso Civitavecchia, di allestire numerose galee. 

Davanti a questa massiccia domanda, i buonevoglie non bastavano più in numero; e si prese l’abitudine d’imbarcare “forzati” che erano o schiavi “turchi” o criminali comuni condannati. 

Questa “crisi dell’impiego” era particolarmente acuta in Francia: mentre sulle galere italiane, i “buonevoglie” costituivano pressappoco il 30% degli equipaggi, in Francia non si trovò mai quasi nessun volontario per andare a “remare sulle galere del Re.” Si fece dunque ricorso ai Turchi. Cioè a prigionieri di guerra ottomani, che fossero Turchi propri, o Maghrebini, Levantini, Greci … Ma non bastavano: al massimo, questi cosiddetti “Turchi” costituivano il 20% degli equipaggi delle galee francesi. 

Si diede dunque ai tribunali l’ordine di dirigere i più forzuti fra i condannati, non più verso le prigioni, ma verso le galere di Marsiglia. Ogni anno, in media nel tardo ‘600, 1000 uomini vi giungevano provenienti da tutto il Regno. Almeno teoricamente, la soluzione era vantaggiosa per ambedue le parti: per lo Stato, si trattava di una manodopera gratuita e ridotta all’ubbidienza più assoluta. E pure i galeotti (chiamati così da “galea”) vi trovavano il loro tornaconto perché la sorte di rematore, per quanto dura, era preferibile, meno dannosa alla salute che crogiolare in prigioni che erano veri e propri luoghi di morte certa. E le statistiche (per quanto siano affidabili) ci confermano che la mortalità era infatti molto più bassa sulle galere (su cui, almeno, si viveva all’aria aperta) che non nelle carceri. 

Nel 1700, per esempio, le statistiche ci confermano che il 30% dei galeotti erano disertori, il 16% contrabbandieri, il 15% “Turchi” (si veda più sopra), il 4% Protestanti colti a praticare la loro religione (vietata dal 1685 in poi).

Tutti gli altri erano criminali comuni. I “grandi” criminali erano d’altronde l’eccezione nelle galere; perché, l’abbiamo visto nell’articolo sulle Esecuzioni a Parigi, pochissimi i reati di sangue che scappavano all’esecuzione. I condannati che si ritrovavano nella ciurma erano, in stragrande maggioranza, ladri, vagabondi, cacciatori di frodo e così via.

Nel frattempo, i progressi tecnici della navigazione avevano reso le galere sempre più obsolete. Nel 1748, la Marina reale vi rinunziò definitivamente. Le galere (da allora trasferite da Marsiglia a Tolone) furono serbate, però, ad uso ormai esclusivamente penale. Ormai si parlava ufficialmente di “bagnes” (ancora una parola importata dall’Italia…). Nei bagnes di Tolone (e anche di Brest, in Bretagna e di Rochefort, sulla costa atlantica) la ciurma fu impiegata nei cantieri navali della marina di guerra. Si rilegga la triste vicenda di Jean Valjean (nei Misérables di Victor Hugo) per capire qual era la triste sorte dei condannati al bagno penale. A partir dal 1852 furono chiusi, e i criminali più duri inviati nelle colonie penali della Nuova Caledonia e, soprattutto, della Guiana. Le condizioni di vita vi erano disumane, la mortalità elevatissima. Dopo campagne umanitarie, il bagne, erede delle galere, fu definitivamente chiuso nel 1938.  

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Credits:

La foto del Modellino in legno di Galea con remi è di Myriam Thyes, novembre 2007 / Wikimedia Commons.

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Ha scritto questo articolo
Bernard Hautecloque
“Tengo qui a ringraziare la mia amica Silvia per aver accettato di pubblicare alcuni articoli miei, nel suo interessantissimo blog lamiaparis.com. Rivolgendomi ad un pubblico italiano, ho steso i testi direttamente in italiano. Ma non si tratta ovviamente della mia lingua materna, e sono, nuovamente, grato a Silvia di avere corretto i miei strafalcioni più grossi. Va però ricordato che eventuali errori rimangono della mia sola responsabilità.”

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