Place du Chatelet dalla Tour Saint-Jacques - 17 Agosto 2013

Siamo nel cuore dell’estate parigina del 1900, l’Esposizione Universale è in corso già da tre mesi e mezzo e la primissima linea metro attiva da poche settimane. Nel cuore di Parigi viene inaugurata una nuova fermata, destinata a divenire uno dei poli di scambio sotterraneo principali del centre ville: la stazione di Châtelet. Io mi trovo bene ad associare eventi importanti e ricorrenze, e se il 6 agosto 1900 nasceva la fermata Châtelet, esattamente trent’anni dopo nasceva… mio padre! (Auguri papà!!)

Insieme alla stazione metro “Les Halles” e alla stazione RER “Châtelet-Les Halles”, Châtelet costituisce LE VENTRE DE PARIS (come chiamato da Emile Zola), almeno per quel che riguarda oggi il trasporto pubblico. Tre grandi stazioni collegate tra loro da corridoi sotterranei, gremite quotidianamente da un continuo via vai di persone che entrano ed escono a passo sostenuto.

Ecco alcune curiosità legate a questo luogo e in particolare alla storia che le vie e i monumenti vicini testimoniano ancora oggi.

1. L’origine del nome

Il nome della stazione metro “Châtelet” deriva dalla piazza soprastante: Place du Châtelet. A sua volta, il nome della piazza ha origine da un’antica costruzione fatta erigere sotto Louis VI nel XII secolo e demolita nel 1808 durante il regno di Napoleone I.

Già dall’877 le antiche fortificazioni romane di Parigi erano state fatte rinforzare da Charles le Chauve per proteggere la città dalle sempre più frequenti incursioni normanne. Alle estremità dei ponti che portavano all’Ile de la Cité erano state erette delle torri in legno a formare piccole fortificazioni.

Grand châtelet de Paris

Vista dell’ingresso al Grand Châtelet di Parigi nel XVII secolo. 1853 [Histoire de Paris – J.A Delaure, Gabriel Roux – Paris – 1853] Autore: Dupré (Incisore)

Sotto Louis VI le Gros, queste torri in legno vengono ricostruite in pietra: in corrispondenza del Grand Pont (oggi Pont au Change) che collega la rive droite all’Ile de la Cité, a nord, la nuova solida fortificazione, circondata da fossati d’acqua alimentati dalla Senna, viene chiamata Grand Châtelet. Allo stesso modo a sud il Petit Pont, che collega l’Ile de la Cité a la rive gauche, è protetto dal Petit Châtelet.

Cos’era il Grand Châtelet?

Da fuori assomigliava a un piccolo castello o fortezza in stile flamboyant. Ma al suo interno nascondeva un ambiente piuttosto sinistro: era infatti, oltre che un posto di guardia e prigione, un obitorio! Prima dei detenuti, poi dei cadaveri ritrovati per strada o nel fiume. L’odore emanato dai corpi esanimi si propagava anche nei dintorni, rendendo le zone di prossimità malsane e poco frequentate.

PRIGIONE. Sin dal 1190, la costruzione delle mura da parte di Filippo Augusto rende queste fortezze praticamente inutili alla difesa della città. È così che il Grand Châtelet viene adibito a sede della polizia, con tanto di prigione e sale di tortura.
Le celle dei prigionieri erano divise in tre categorie, con diversi gradi di prigionia o tortura: le più atroci erano una sala piena di immondizia e rettili, ed una col fondo piena d’acqua, in cui i prigionieri erano lasciati morire (in genere non resistevano più di due-quattro settimane).

Si sa che oggi a Parigi gli affitti di camere e appartamenti sono altissimi e purtroppo si trovano “spazi” piccoli e scomodi, neanche definibili come “stanze”, a più di 400 €/mese, ma avreste mai detto che addirittura i prigionieri del Grand Châtelet dovevano “pagare l’affitto” della loro cella?! In effetti, ripensandoci, non sono poi così sorpresa…

OBITORIO. Nel XV secolo, alcune celle del Grand Châtelet erano il luogo in cui i prigionieri venivano ben esaminati dai carcerieri così da poter esser facilmente riconosciuti in caso di evasione. Successivamente, durante il XVIII secolo quei luoghi furono utilizzati come deposito dei cadaveri di persone trovate per strada o annegate nella Senna, in attesa della loro identificazione.

«Sur cette place s’élevait le Grand Châtelet, ancienne entrée fortifiée de la Cité, siège de la Prévôté de Paris et de la compagnie des notaires.»

Dalla placca presente all’incrocio tra Avenue Victoria e rue Saint Denis

2. Grand Pont e Ponte Vecchio

Se oggi è bello passeggiare sui quai e attraversare la Senna da una riva all’altra continuando ad ammirare la città e il fiume anche dal ponte, pochi secoli fa non era così scontato! Nel cuore di Parigi – l’Ile de la Cité – i ponti principali che connettevano l’isola ai dintorni erano piuttosto edificati. Un po’ come Ponte Vecchio a Firenze, presente? Anche il nostro Grand Pont, che collegava la Cité allo Châtelet, era chiuso da costruzioni. Dapprima in legno, il ponte che – come gli altri – crollava periodicamente a causa di piene, ghiaccio o incendi, fu ricostruito in pietra nel XVI secolo, così come le strutture sovrastanti (cosa che comunque non gli impedì di crollare altre volte). Principalmente immobili legati al commercio, nel XVIII secolo si trattava addirittura di edifici a quattro piani!

Oggi il Grand Pont si chiama Pont au change, per via della presenza di cambiavalute (courtiers de change) che sin dal XIII secolo tenevano i loro banchi per il cambio delle monete.

La Joute des mariniers tra il Pont-Notre-Dame e il Pont-au-Change, di Nicolas-Jean-Baptiste Raguenet — Travail personnel Siren-Co

3. Le vie dei mestieri nella rive droite

A partire dal secolo XI, la città comincia a estendersi sulle due rive del fiume, che da subito iniziano a caratterizzarsi e ad acquisire proprie peculiarità, visibili ancora oggi: accanto all’Ile de la Cité, centro politico e religioso, la rive droite della Senna diventa un centro artigianale e commerciale, mentre invece sulla rive gauche domina l’Università. Questa suddivisione è dettata dalla conformazione delle rive della Senna, che solo dal lato destro permettono l’attracco delle imbarcazioni e quindi la partenza a piedi dei negozianti per le Fiandre.

In corrispondenza della place de Grève (che oggi è la piazza dell’Hotel de Ville) vengono costruiti un porto e un mercato, e numerose corporazioni di commercianti si stabiliscono nei pressi. Ancora oggi possiamo vedere le tracce di questa sistemazione nei nomi delle vie, che ricordano proprio i mestieri un tempo lì presenti: rue de la Coutellerie (coltellinai), de la Verrerie (vetrai), de la Ferronnerie (fabbri), quai de la Mégisserie (conciatori); i commercianti e i banchieri italiani stabiliti in rue des Lombards; la chiesa dedicata ai macellai: Saint-Jacques-la-Boucherie.

4. La Tour Saint Jacques

St Jacques de la BoucherieProprio accanto alla Place du Châtelet c’è un piccolo giardino, lo Square de la Tour Saint-Jacques, in cui spicca, alta e isolata, l’omonima torre. Fino a poco più di due secoli fa, alla torre era “attaccata” anche la relativa chiesa: Saint-Jacques-la-Boucherie, costruita tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII e demolita alla fine del ‘700 per commercializzarne le pietre.

Saint Jacques e i macellai

Sin dall’XI secolo, nei pressi del Grand Châtelet si trova una importante boucherie parigina, la boucherie de la Porte de Paris. Proprio per questa vicinanza, è nelle vie circostanti il Grand Châtelet che nel Medioevo la corporazione dei macellai (bouchers) organizza ogni anno di giovedì Grasso un corteo chiamato del “Bœuf gras”, in cui i macellai abbattono pubblicamente il bestiame così da mostrare a tutti la loro potenza.

La confraternita dei boucher è così potente che nel 1259 alla chiesa di Saint Jacques viene dato il suo nome, Saint-Jacques-la-boucherie, differenziandosi così dalla chiesa Saint-Jacques-du-Haut-Pas sulla rive gauche.

Saint Jacques e il Cammino di Santiago

In origine la chiesa era situata sulla via Turonensis, uno dei quattro cammini francesi che conducevano a Santiago de Compostela. Aveva inoltre al suo interno molte reliquie di San Giacomo, ed era quindi un luogo di pellegrinaggio.

Saint Jacques e la fisica

L’altezza della Tour Saint Jacques è da tempo sfruttata per finalità scientifiche. Già nel 1648 il matematico e fisico francese Blaise Pascal conduce degli esperimenti sulla pressione atmosferica e sulla densità dell’aria (una statua di Pascal è posta in ricordo alla base della torre). Dal 1891 inoltre, sulla sommità della torre, ai piedi della statua di Saint Jacques, è stato installato un laboratorio metereologico che dipende dall’Osservatorio di Montsouris.

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Bon, fin qui ho parlato (comme d’habitude) della storia del ventre de Paris, il cuore, o meglio, “la pancia” di Parigi, e di come il passato resti ancora in qualche modo vivo nel presente attraverso i nomi di strade e monumenti. Nel prossimo articolo invece vi racconterò qualche particolarità di epoca più recente!

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