Letteralmente “un freddo da anatra”, l’espressione un froid de canard è quella che in italiano potremmo tradurre con “un freddo cane”. L’origine di questa espressione è legato alla caccia alle anatre, svolta nelle stagioni fredde, autunno e inverno, quando il cacciatore deve rimanere fermo appostato al gelo in attesa che qualche preda gli capiti sotto tiro.
In particolare, è possibile che questa espressione si riferisca al periodo dell’anno più freddo in assoluto, quando le temperature sono così basse che l’acqua dei laghi ghiaccia: le anatre non possono più rifugiarvisi e sono costrette a uscire e spostarsi verso rigagnoli di acqua corrente meno soggetti al gelo, divenendo più facilmente visibili ai cacciatori.
Questa espressione non ha però un senso troppo negativo, anzi, nel suo senso originario è anche un tempo “buono per la caccia all’anatra”; designa quindi solo un grandissimo freddo. Ora, per me che riesco a chiedere una cioccolata calda il 15 agosto in Puglia, il troppo freddo ha sempre un’accezione negativa…
Ma il vero brutto tempo è quello che in francese si chiama letteralmente “tempo da cane”. Un temps de chien, ossia un tempo talmente brutto che non si porta a spasso nemmeno il cane, animale considerato (nell’origine dell’espressione) di poco valore. Esiste anche l’espressione un froid de chien, cioè proprio “un freddo cane”, ma è più usata l’anatra…
Questa espressione, che letteralmente significa “ghiacciare il sangue”, corrisponde al nostro “sentirsi gelare il sangue nelle vene”, e il significato è lo stesso identico dell’italiano, cioè rimanere terrorizzati, o paralizzati a seguito di un evento scioccante o pauroso. Anche in francese l’espressione per intero è glacer le sang dans les veines.
Si può dire briser la glace o anche rompre la glace. E significa proprio “rompere il ghiaccio” così come lo intendiamo noi, ma in un senso più legato a “fare il primo passo” ad esempio per iniziare una relazione.
In origine, nel XV secolo, l’espressione indicava l’attività dei marinai che in inverno dovevano letteralmente rompere il ghiaccio per liberare le loro imbarcazioni. Nei secoli successivi ha preso via via il significato figurato di iniziare un’attività o fare il primo passo.
Un’altra ipotesi fa risalire l’origine di quest’espressione all’attività di “rompere il ghiaccio” per lavarsi. Nelle zone e stagioni più fredde, quando l’acqua corrente non c’era nelle case, per lavarsi si andava a una fonte. Il primo che arrivava, per far uscire l’acqua doveva appunto rompere il ghiaccio e poi lavarsi. Nel frattempo, altre persone in attesa del loro turno aspettavano nei pressi la fine di questa attività. Da qui, il collegamento tra un’attività intima e l’idea di fare il primo passo.
Questa espressione corrisponde al nostro “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, o anche a “non dire quattro/gatto se non ce l’hai nel sacco”. L’origine dell’espressione francese deriva da una favola di La Fontaine: l’Ours et les deux Compagnons, a sua volta ispirata alla favola di Esopo “Di due Amici ed un Orso”.
La favola di La Fontaine racconta proprio di due amici che, per racimolare un po’ di soldi, vendono la pelle di un orso prima ancora di andare a caccia. Trovatisi poi nella foresta davanti all’orso, ne hanno talmente paura che uno dei due si arrampica su un albero, mentre l’altro si finge morto a terra. L’orso si avvicina a quest’ultimo e pare gli sussurri all’orecchio proprio che non bisogna mai vendere la pelle dell’orso prima che questi sia stato abbattuto.
Anche in questo caso, l’espressione francese è traducibile letteralmente in italiano, e significa “sciogliersi come neve al sole”, cioè svanire rapidamente. Non c’è una particolare origine di questa espressione, se non la constatazione di quanto avviene in natura.
“Essere bianco come neve” indica l’innocenza e significa che non si ha nulla da rimproverarsi, può essere usato anche in senso ironico. L’origine è legata al significato che il bianco assume nella cultura occidentale, cioè purezza, innocenza, pace. Nel salmo 51 della Bibbia, il salmista chiede a Dio di avere pietà di lui, di lavare le sue colpe, di purificarlo, e in questo senso usa la frase “lavami e sarò più bianco della neve”, che forse è proprio l’origine di questa espressione.
Bene, questa breve rassegna è finita. A furia di parlare di neve, orsi e ghiaccio mi è venuto un freddo cane, appunto. Se conosci altre espressioni legate all’inverno scrivile nei commenti, e se vuoi puoi ascoltare la pronuncia di questi modi di dire tramite il podcast che trovi qui sotto.
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