Léon Lhermitte, Les Halles (1895), olio su tela, Paris, Petit Palais. Pittura del principale mercato di Parigi all fine del XIX secolo.

Come promesso nel primo articolo sul ventre de Paris, continuerò a parlarvi della zona compresa tra le stazioni metro di Châtelet e Les Halles, concentrandomi sulle trasformazioni della città avvenute negli ultimi secoli — decenni — anni.

Nove posti che meritano di essere visitati, o quantomeno conosciuti, che raccontano la modernità di una città in costante trasformazione, o che nascondono aneddoti e curiosità del loro passato.

Iniziamo il nostro percorso tra arte, mercati e cimiteri…

1. 59 Rivoli: veder fare… arte.

Percorrendo rue de Rivoli da Place du Châtelet verso ovest, quindi verso il Louvre, troverete sulla vostra sinistra, al n°59, un edificio un po’ particolare. Già dalla prima occhiata noterete sulla facciata installazioni artistiche in un turbinio di colori, figure sempre diverse, a volte astratte. E non è niente in confronto a quello che troverete all’interno del palazzo. Di che si tratta?
È il 59 Rivoli. Si chiama proprio così. Un sito di creazione di arte contemporanea, nato nel 1999: una trentina di atelier d’artisti dislocati nei locali di ogni piano, tutti collegati fra loro e aperti gratuitamente al pubblico 6 ore al giorno 6 giorni su 7 (dalle 13.30 alle 19.30). Un nuovo modo di vedere l’arte, dove lo spettatore non si trova solo davanti all’opera compiuta, come nei musei tradizionali, ma è partecipe della sua produzione, conoscendo gli artisti in persona e osservando come essi agiscono per realizzare le loro creazioni, quali materiali usano e così via.

Non perdete l’occasione di immergervi nella follia e genialità di questo luogo che traspira arte da ogni angolo!

2. Sulle orme dell’Encyclopédie.

Al n°1 di rue du Plat d’Étain c’era un antico caffè frequentato dai filosofi dei Lumi: Diderot, d’Alembert, Marmontel… Vi dicono nulla questi nomi? Sono i famosi Enciclopedisti, e in questo caffè (oggi non più esistente) incontrarono i tipografi Le Breton e Briasson per mettere a punto l’edizione del primo tomo dell’Encyclopédie nel Luglio 1751.

A quanto pare questi Enciclopedisti erano soliti frequentare caffè… ce ne è un altro da loro molto amato, che aveva a che fare con l’Italia… Se volete saperne di più, leggete la storia di Procopio, il gelatiere alla corte di Caterina De’ Medici.

3. L’arte incompresa di Hector Guimard.

Una delle uscite metro di Châtelet è sulla Place Sainte-Opportune, un piccolo slargo all’incrocio tra tre-quattro vie. Non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse per quella struttura in stile Art Nouveau che la caratterizza.

Realizzata dall’architetto francese Hector Guimard, è solo una delle tante “edicole” progettate in occasione dell’Esposizione Universale del 1900 per le prime linee metro pronte a entrare in funzione nella Parigi della Belle Époque.

Ha appena 33 anni Hector Guimard, quando viene scelto da Adrien Bérnard – presidente della Compagnie des chemins de fer métropolitain de Paris (C.M.P) per disegnare tutte le strutture delle entrate-uscite della metro, il nuovissimo mezzo di trasporto parigino che sarà messo in servizio per l’Esposizione Universale.

È un vero peccato che, nei decenni successivi all’Expo, le critiche negative ricevute da queste Édicules abbiano portato l’amministrazione francese a demolirne gran parte. Solo dopo che uno degli esemplari scampati alla distruzione viene esposto in un museo negli Stati Uniti, anche in Francia si rendono conto che le strutture di Guimard sono dei veri piccoli capolavori Art Nouveau, e si decide quindi di iniziare a conservarle, o addirittura ricostruirne alcune (come quella di Place Sainte-Opportune per esempio) fino a dichiararle monumento storico della Repubblica Francese!

Il povero Guimard purtroppo non conobbe mai il successo che ebbero il suo stile e le sue architetture, e morì a New York dimenticato da tutti.

4. Dove ora è acqua prima erano… SCHELETRI.

Se dalla piazza Sainte-Opportune vi girate verso l’omonima strada, noterete sullo sfondo un porticato che lascia intravedere una piazza. Dirigetevi là! Sbucherete nella piazza Joachim du Bellay, più nota per la fontana che troneggia nel mezzo: la Fontaine des Innocents.

Luogo di ritrovo giorno e notte delle più svariate etnie, percorsa ogni giorno da fiumi di persone dirette alle caratteristiche vie circostanti o attratte dal grande centro commerciale e polo internodale delle Halles (ci arriveremo anche noi tra poco), insomma un incrocio pieno di vita, di musica, di aggregazione… direste che qualche secolo fa era “popolato” di… morti?

Ebbene sì, in questo sito si trovava il grande Cimetière des Saints Innocents: una radura, all’epoca rara in una Parigi sempre più affollata e condensata, dove nel 1199 Filippo Augusto fece ingrandire e delimitare da un muro un sito precedentemente usato per le sepolture dai Merovingi e dove già sorgeva una chiesa dedicata ai Santi Innocenti (il nome si riferisce ai bambini fatti uccidere da Erode nella regione di Betlemme nel periodo della nascita di Gesù).
I più ricchi erano fatti inumare in tombe di legno, poi poste sotto ai portici e le gallerie delle quattro elevate arcate che delimitavano la radura (un privilegio solo di pochi l’essere inumati nella chiesa); la radura centrale era invece “riservata” ai più poveri: i loro corpi venivano gettati uno sopra l’altro in vaste fosse comuni, si diceva che la terra del cimitero degli Innocenti mangiasse i cadaveri in nove giorni. Le loro ossa venivano poi raccolte e ammassate sotto i tetti dei portici.

Ossario-al-cimitero-dei-santi-innocenti

Ossario del cimitero degli Innocenti, Paris, con affresco della danza macabra.

Questo luogo fu oggetto di leggende legate ai morti, che ispirarono affreschi e composizioni musicali in cui si parla di alchimisti, streghe e scheletri che si uniscono in una spettrale danza macabra con la Morte stessa…

Da non perdere

A un angolo della piazza si trova la libreria Mona Lisait, una delle mie preferite, dove si può trovare una grandissima varietà di libri nuovi a prezzi bassissimi. Vale la pena farci un giro anche solo per curiosità, ma se siete come me rischiate di starci delle ore!

Rue des Lombards e i suoi natali

Ora, senza che vi spostiate, tanto oggi non vedreste più nulla, sappiate che la vicina rue des Lombards nasconde due storie, di cui una vera e una ancora immersa nella leggenda.

5. Da venditore di marmellate a inventore.

La prima: in questa via esisteva, circa tre secoli fa, un negozio di confetture di proprietà di tal Nicolas Appert. Un semplice venditore di marmellate? Ovviamente no. Nel suo negozio fece degli esperimenti sulla conservazione degli alimenti che lo portarono, nel 1782, a scoprire la sterilizzazione. Questa tecnica infatti si chiama anche “appertizzazione”. Come per molti inventori e artisti, e lo abbiamo visto con Guimard poco fa, anche Appert morì nella povertà e nell’oblio.

6. Quel parigino di Giovanni Boccaccio.

La seconda storia legata a rue des Lombards riguarda un nostro connazionale.
Sapevate che Giovanni Boccaccio non è nato in Italia? In tutti i libri risulta esser nato a Certaldo, piccolo borgo nei pressi di Firenze, ma gli esperti stanno ancora cercando di verificare o meno questa notizia: il padre di Giovanni Boccaccio era infatti un cambiavalute, attività abbastanza assimilabile al banchiere e, se ricordate una delle curiosità che vi ho raccontato parlandovi delle vie dei mestieri nel ventre de Paris, chi abitava nella parigina rue des Lombards? 😉

Boccaccio senior pare si recasse di frequente a Parigi per ragioni commerciali, e forse è qui che avrebbe conosciuto una giovane donna, da cui ebbe, appunto, Giovanni. In realtà è più probabile che i due si siano trasferiti a Firenze prima della nascita del piccolo, in ogni caso la storia è controversa e ancora non si ha la certezza di quale città può rivendicare i natali del grande scrittore. Giovanni Boccaccio fiorentino o parigino dunque?

7. Les Halles: il centro commerciale più antico e più moderno di Parigi.

Léon Lhermitte, Les Halles (1895), olio su tela, Paris, Petit Palais. Pittura del principale mercato di Parigi all fine del XIX secolo.

Léon Lhermitte, Les Halles (1895), olio su tela, Paris, Petit Palais. Pittura del principale mercato di Parigi all fine del XIX secolo.

Dalla piazza della Fontaine des Innocents si arriva con un balzo a quello che si può considerare il centro commerciale più antico ma allo stesso tempo più moderno di Parigi. Dalle origini risalenti addirittura al XII secolo, quando era un semplice mercato coperto (anche se il più importante della città), fino al 1970 quando fu trasformato in un vasto centro commerciale ricco di negozi e servizi e collegato alla sottostante stazione metro e RER, per poi essere del tutto smantellato a partire dal 2011 in seguito a una nuova rinnovazione dell’area. I lavori delle nuovissime Halles sono finiti solo nel 2016, e anzi, qualcosina ancora è da completare soprattutto nella zona del giardino, e questo le rende effettivamente il centro commerciale “più nuovo” della città.

COSA POTETE TROVARE OGGI?

Le Jardin Nelson Mandela: un grande spazio verde precedentemente chiamato Jardin des Halles; a differenza del vecchio giardino, il cui asse prevalente di attraversamento collegava la rue Berger alla chiesa di Saint Eustache, il nuovo progetto del verde darà risalto all’asse longitudinale che unisce la zona del centro commerciale alla Bourse de Paris.

Le Forum des Halles: il centro commerciale vero e proprio, negozi di tutti i tipi dislocati su più livelli, oltre a numerosi ristoranti e a un multisala.

La stazione RER Châtelet – Les Halles: situata sotto a tutti i piani, è la più grande stazione del mondo collegando cinque linee metro e tre linee RER, attraverso corridoi lunghissimi, per cui vi capiterà di camminare anche un quarto d’ora per raggiungere la vostra banchina.

Se volete saperne di più sulla storia e sui progetti di rimodernizzazione urbana delle Halles, leggete l’articolo Les Halles: il centro commerciale più antico e più moderno di Parigi.

8. Caterina de’ Medici e la profezia dell’astrologo.

Dove prima sorgeva la Halle au Blé, cioè la riserva di grano di Parigi, dove oggi si trova la Bourse de Paris, fu costruito un edificio per la Regina di Francia Caterina De’ Medici, chiamato per questo Hotel de la Reine. La leggenda narra di come il fiorentino Cosimo Ruggieri, astrologo e consigliere di Caterina, le predisse che sarebbe morta “presso Saint-Germain”. La regina, che all’epoca stava costruendo il palazzo delle Tuileries e abitava al Louvre, accortasi che l’edificio era proprio di fronte alla chiesa Saint-Germain-l’Auxerrois, lasciò la dimora Reale e fece interrompere i lavori, stabilendosi nel vicino Hotel de la Reine (che era nei pressi di Saint Eustache) ed evitando tutti i luoghi che avevano a che fare con Saint-Germain (chiese, castelli etc.).

Il destino volle che sul letto di morte, nel castello di Blois nel 1589, chiamato un confessore per ricevere l’estrema unzione, questi si chiamasse Julien de… Saint-Germain!

9. L’origine di tutti i “ristoranti”.

Se oggi ci sembra scontato andare a mangiare al ristorante e se ne trovano anche uno dopo l’altro in certe strade cittadine, dobbiamo pensare che fino a due-tre secoli fa questo tipo di locali non esisteva. La parola “ristorante” deriva dal  francese “restaurant” ed è proprio nel quartiere Les Halles che è stato, diciamo, inventato.

Siamo nella seconda metà del XVIII secolo, precisamente nel 1765, e nell’attuale rue du Louvre, dove oggi possiamo vedere il Café du Musée, un caffettiere di nome Boulanger, proprietario di una locanda, affisse un’insegna con una scritta latina, probabilmente “ispirata” al passo della Bibbia:

“venite ad me omnes qui stomacho laboratis et ego restaurado vos”

Venite a me voi che avete fame e io vi ristorerò.

Il termine è entrato poi nell’uso corrente per designare quel tipo di locale. A differenza delle altre locande dell’epoca, Boulanger iniziò a servire a tutte le ore del giorno cibi e bevande scelte da un menù, facendo sedere le persone a un tavolo individuale.

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